Prateria di Posidonia oceanica

La posidonia colonizza la maggior parte dei fondali infralitorali dell’area. Il limite superiore è ubicato tra i – 5 m e i – 12 m, quello inferiore tra le batimetriche dei – 25 m e quella dei – 38 m. Il posidonieto, sviluppato su matte anche di rilevante elevazione (> 2 m) e su roccia, si caratterizza per l’elevata quantità di ciottoli che occupano parte della prateria. Il fenomeno potrebbe essere riconducibile a eventi alluvionali che hanno scaricato in mare ingenti quantità di sassi di origine fluviale. Tali ciottoli risultano frequenti anche tra i rizomi delle matte, a testimoniare la frequenza del fenomeno anche in tempi passati. Segni di erosione di matte sono presenti in corrispondenza del limite superiore. Particolarmente abbondanti in tutto il posidonieto risultano gli esemplari del bivalve Pinna nobilis.

Le seguenti 7 specie protette (Allegato II e III del Protocollo SAP/BIO) sono state osservate nel posidonieto di Budoni: la fanerogama Cymodocea nodosa; il porifero Tethya aurantium; i molluschi Luria lurida e Pinna nobilis; l’echinoderma Paracentrotus lividus (Allegato III) e i pesci Hippocampus guttulatus e Hippocampus hippocampus. Tra i rizomi è stata inoltre osservato il madreporario Cladocora caespitosa, che seppur non elencato negli Allegati del Protocollo SAP/BIO è compreso nell’elenco CITES 2 che regola il commercio di specie animali.

La vulnerabilità dell’habitat è essenzialmente riconducibile all’attività della pesca a strascico illegale (particolarmente frequente nell’area). Impatti sono visibili in corrispondenza del limite inferiore. Nell’insieme lo stato di conservazione attuale del posidonieto risulta comunque buono, con evidenti processi di ricolonizzazione di aree sottoposte a erosione naturale.